Falsch
di René Kalisky

regia Maria Cristina Mastrangeli
in collaborazione con Anna Romano

Incaricata dell’organizzazione a Parigi del numero 71 della rivista Francofonia dedicato a René Kalisky, scopro quest’autore. È uno choc salutare, un’evidenza.
In particolare, è la sua ultima pièce, a suo tempo allestita dal mitico Vitez ! che mi colpisce di più, immediatamente mi si compongono delle immagini, dei suoni in testa …
Da quel momento mi è indispensabile avere questo progetto all’orizzonte.
Tredici personaggi, impossibile far interpretare due ruoli dallo stesso attore, è una pièce corale, che lancia sfide d’interpretazione drammaturgica, di regia, agli attori, ai costumi… e alla traduzione…
Ci saranno dei workshop, dei cantieri, ci vorrà del tempo, innumerevoli occasioni…
Maria Cristina Mastrangeli

René Kalisky, l’intempestivo :
René Kalisky (1936-1981), drammaturgo belga d’ascendenza ebrea polacca, ci ha lasciato un’opera interrotta dalla sua improvvisa scomparsa, una produzione concentrata quasi tutta nel decennio 1970-1980.
All’epoca, Kalisky non poteva che risultare intempestivo, persino inopportuno: in quanto scrittore dalle simpatie comuniste che criticava Lenin e Trotsky nel 1968; in quanto ebreo segnato dalla Shoah che contestava violentemente le posizioni dello stato d’Israele; in quanto artista post-brechtiano che si opponeva all’eredità di un teatro orientato al «convincimento» dello spettatore; in quanto scrittore belga che proponeva al Paese della ragione cartesiana complesse costruzioni drammaturgiche, ideate per impedire allo spettatore ogni identificazione semplicistica e rassicurante.
Il suo progetto estetico ci appare oggi straordinariamente moderno, come aveva saputo riconoscere Antoine Vitez negli anni Settanta. Perseguito con coerenza ostinata lungo tutta la sua breve carriera, esso mostra un’originalità e un anticonformismo indissociabili dall’esplorazione delle questioni etiche e politiche del suo tempo. Per questo continua a interrogare il nostro.
E appare tanto più attuale oggi, quando sono rimessi in discussione i valori umanisti sui quali pretende fondarsi la civiltà europea. Quest’opera, dal profilo complesso, rifiuta ogni risposta semplicistica e al contrario invita ad affrontare senza imposture la questione della risonanza che il male politico può trovare in ognuno di noi. Per questo sembra contemporaneamente opera del suo tempo e dell’avvenire, più che mai opportuna.

Agnese Silvestri et Aurélia Kalisky

Falsch, tentativo di riassunto :
È la storia di un sopravvissuto.
Joseph Falsch, ebreo berlinese, è fuggito dalla Germania nel 1938, coi due fratelli Georg e Gustav, mentre quasi tutto il resto della famiglia e rimasto ed è morto in deportazione. Negli Stati Uniti, Joseph diventa Joe, inscrive nel nome il sentimento di perdita e cerca di dimenticare il passato. Joe, sorta d’alter ego dell’autore, non riesce a definirsi. Afferma: «Sono inidentificabile». Kalisky, come già l’aveva fatto in Dave au bord de mer, sovrappone una finzione contemporanea e un racconto biblico: nella fattispecie la storia di Joseph e dei suoi fratelli. Ma il passato traumatico non è completamente passato e la pièce trova radice in una sorta di sogno. In questa temporalità sospesa, dai colori di una discoteca anni 80, Joe ritrova la famiglia e la fidanzata berlinese. Il sopravvissuto può finalmente parlare coi morti, comprenderne il dolore: anche se sono solo delle grida, sono delle grida urlate assieme.
Kalisky immagina una riunione di famiglia d’oltretomba, ma con un’atmosfera da festa rock, animata da punks e drag-queens… l’euforia è la maschera della disperazione…

Ultima pièce di René Kalisky, Falsch fu pubblicata postuma e allestita nel 1983 da Antoine Vitez al Teatro Nazionale di Chaillot a Parigi.

Per la Giornata della Francofonia al teatro Le Tarmac, Parigi, 20 marzo 2017, 18h
Octogone organizza una Tavola rotonda in occasione dell’uscita del numero 71 della rivista Francofonia: Kalisky l’intempestif ? Relectures contemporaines d’une œuvre du XXe siècle, curata da Aurélia Kalisky e Agnese Silvestri.

Francofonia è una rivista semestrale internazionale, che compare grazie al contributo del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne dell’Università di Bologna. Si occupa di letterature – europee e non – delle quali la lingua francese è il mezzo d’espressione e riunisce analisi testuali, ricerche filologiche, storico-letterarie, linguistiche e anche culturali, privilegiando la diversità degli approcci metodologici e integrando gli apporti di diverse discipline.

Intervengono alla tavola rotonda: Maria Chiara Gnocchi (Professoressa associata di Letteratura Francese all’Università di Bologna e direttrice della rivista Francofonia), Pietro Pizzuti (autore, attore e regista), Marc Quaghebeur (scrittore e direttore degli Archivi e del Museo della Letteratura di Bruxelles), Agnese Silvestri (Professoressa associata di Letteratura Francese all’Università di Salerno).

Segue la lettura di un estratto della pièce Falsch, diretta da Maria Cristina Mastrangeli.
Gli attori della lettura, in ordine d’entrata:
Pietro Pizzuti Georg, pittore, figlio di Jacob
Fabrice Scott Joe, medico, figlio di Jacob
Gerardo Maffei Jacob, il padre, medico
Alma Sammel Lilli, la ragazza di Joe
Ludovic Poucet Benjamin, il figlio più giovane, direttore d’orchestra
Anna Romano Rachel, la madre, moglie di Jacob
Maria Cristina Mastrangeli Mina, sorella di Rachel, amante di Jacob